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L'universo è un
immenso giardino, ed i bambini sono i
suoi fiori colorati!
A circa 3.900 metri d'altezza, inseriti nel paesaggio dell'altipiano desertico delle Ande, sono situati i resti di Tiahuanaco.
Era ed è tutt'oggi la città sacra degli Aymara, antica capitale del ricco e potentissimo impero preincaico tiahuanacota, avvolto da leggende e misteri, probabilmente il sito archeologico più controverso del mondo, di gran lunga culturalmente ed antropologicamente molto più importante del più famoso Machu Picchu o dei disegni rupestri di Nazca.
Guardando i monumenti di Tiahuanaco, si rimane impressionati dalla perfezione e dalla maestosità di queste costruzioni monolitiche che da migliaia di anni resistono stoicamente al vento e al gelo.
Ci si chiede perché nessuna delle statue, nessuno dei disegni sulle ceramiche ritrovate, mostri un viso sorridente.
Le espressioni sono cupe, gli sguardi desolati, chiusi.
Gli archeologi concordano sul fatto che i monoliti di Tiahuanaco sono stati creati da una stessa cultura nel periodo intorno al 1200 a.C., ma le loro opinioni si dividono quando si tratta delle origini di questa cultura.
La nascita di questo impero probabilmente ha inizio in un villaggio, intorno al 1200 a.C.
L'economia era basata sull'agricoltura con irrigazione naturale.
Vista la vicinanza del lago Titicaca, la gente oltre che di tuberi si nutriva anche di pesce. I resti di case ritrovati erano costituiti di mattoni di argilla, simili a quelli usati ancora oggi dalle popolazioni locali, con sentieri di pietra che collegano le varie abitazioni.
Già in questa prima fase si sviluppò un particolare tipo di ceramica,di fondo senape con incisioni e motivi tracciati in rosso, grigio e bianco. In quell'epoca incominciò anche la lavorazione del metallo, in particolare il rame.
I defunti venivano tumulati in buche circolari, accompagnati da effetti personali e oggetti funerari.
Già in quel periodo mostravano una deformazione artificiale del cranio. Il salto di qualità da villaggio a città avvenne nel I secolo d.C.,con l'uso dei canali di irrigazione artificiale, che aumentarono la produzione agricola, creando la ricchezza necessaria per poter realizzare opere architettoniche sempre più importanti.
Gli artigiani,prima costretti a lavorare anche i campi, si dedicarono così solo allo sviluppo tecnologico.
Iniziò così l'era classica. I monumenti di andesite vulcanica, materiale preferito degli scultori tiahuanacoti, vennero abbelliti.
L'andesite proveniva da Copacabana, sulle rive del Titicaca, prima con barche, poi via terra.
Nacquero altre città intorno a Tiahuanaco, e con esse i primi scontri con i vicini.
I guerrieri tiahuanacoti si coprono la testa con la pelle di puma o giaguaro, col desiderio di acquisire l'agilità e la ferocia di questi felini.
Sculture di varie misure ci mostrano questi uomini puma, con le teste di nemici uccisi appese alla cintura.
Della spiritualità di questo popolo si sa pochissimo: troppo è andato distrutto nei secoli.
Si presume adorassero le stesse divinità sopravvissute sulle Ande fino ad oggi, e tutt'oggi rispettatissime dal popolo Aymara.
La più importante è Pacha Mama, la Madre Terra che si festeggia ancora nel periodo del carnevale in occidente, con grandi e seguite cerimonie nelle quali la terra viene nutrita con libagioni.
Poi le montagne, i riflessi dell'acqua, i raggi del sole e gli elementi metereologici.
Tra le stele e le statue ritrovate alcune rappresentano divinità e sacerdoti che ancora oggi sono sconosciuti, al centro di studi e dibattiti
La figura centrale sulla Porta del Sole è l'immagine di un viso piangente: forse è il Dio Inti, il dio del sole, ma dovrebbe appartenere ad un epoca successiva.
O forse è Viracocha, il dio creatore, la cui figura adorna molte altre immagini e piccole sculture.
O forse ancora è più semplicemente la maschera di un sacerdote che inventò il culto.
La stessa maschera appare comunque in molti altri luoghi dell'impero, per citare i più noti a San Pedro de Atacama in Chile, e Wari in Perù.
Questo culto della maschera potrebbe essere stato usato dai tiahuanacoti per imporre poi, anche agli altri popoli, il loro grande potere economico e politico.
All'epoca classica seguì quella imperiale, di espansione e sviluppo della cultura e delle scienze.
Siamo nel VII secolo d.C. e la città è abitata da 120.000 persone, desunte dalle tracce di abitazioni in fango e legno trovate tutto intorno agli attuali resti.
L'impero tiahuanacota arriva fino alla costa sul Pacifico a ovest, attraverso l'altipiano delle Ande, fino alle vallate subtropicali che toccano la foresta Amazzonica a est, occupando territori che ora sono sotto l'attuale Brasile, Cile e Perù oltre, chiaramente, all'odierna Bolivia; lo stesso lago Titicaca era interamente inglobato nell'impero.
Nascono nuovi centri amministrativi.
Uno è Wari in Perù, che diviene poi il maggiore rivale di Tiahuanaco stessa, come Bisanzio lo divenne a suo tempo per Roma, e Cajamrca per Cuzco.
Il collasso di Tiahuanaco avviene in modo certamente rapidissimo, e per cause assolutamente ignote.
Non abbiamo tracce di catastrofi naturali, nè di invasioni, ne di guerre.
Sovrappopolazione, magari con aggiunta raccolti disastrosi, lotte interne, decadenza sociale, contrasti urbano-rurali e guerre di successione possono essere le cause logiche di un declino che ha portato la popolazione a lasciare completamente Tiahuanaco in non più di 10 anni.
Al centro delle rovine troviamo una piramide, ancora mai portata alla luce per mancanza di fondi necessari agli scavi ed alla catalogazione dei reperti; la piramide nasconde l'enorme tempio Akapana, composto da sette terrazze e altrettante mura di cui affiorano pezzi da 30 tonnellate cadauno in un unico blocco!
Forse rappresenta il tentativo di ricreare una montagna, per gli andini dimora di dei.
La parte più suggestiva di Tiahuanaco è il tempio di Kalassasaya, almeno fino a che gli scavi non riprenderanno per mostrare ciò che ancora si cela sotto il terreno.
E' un tempio aperto, elevato su una enorme piattaforma.
Fondamenta, mura, scalinate e arcate sono costituite da giganteschi blocchi monolitici.
Kalassasaya fu probabilmente un osservatorio, poiché la sua costruzione segue delle precisissime linee astronomiche.
Vi si trovano tre importanti opere: il monolito di Ponce, quello del sacerdote e la famosa Porta del Sole, arco massiccio tagliato da un unico pezzo di andesite.
Gli intagli sulla facciata costituiscono l'espressione più elaborata dell'arte tiahuanacota.
Nel XVI secolo il missionario spagnolo Diego de Alcobaso scrisse: "Su una piattaforma vidi una colonna di splendide statue, così reali da sembrare vive. Uomini e donne, alcuni in piedi, altri seduti in pose quotidiane. Alcune donne avevano bambini sulle ginocchia o sulle spalle."
Oggi la maggior parte di quelle statue purtroppo è scomparsa.
Distrutte dallo zelo religioso e dall'integralismo cieco dei preti spagnoli o rubato dai predatori di reperti archeologici.
Un'altra affascinante costruzione è il tempio semi-sotterraneo, quadrangolare, scavato solo nel 1960.
Nelle sue mura sono fissate dozzine di teste di pietra, che rappresentano probabilmente trofei di guerra.
Nel suo centro si trovano alcuni monoliti, di cui uno "barbuto".
Un enigma per gli archeologi, perché rappresenta una persona con barba folta, mentre è risaputo che agli indios non cresce la barba.
Fino ad oggi nessuno sa spiegare l'origine di questo popolo, in grado di realizzare una metropoli, su un arido altipiano sterile.
Forse la risposta verrà dall'esplorazione di un'altra città monolitica della cultura tiahuanacota, oggi sommersa dalla acque del Titicaca, di fronte a Puerto Acosta, della quale non si conosce con certezza nemmeno il nome, ma che esplorazioni subacquee effettuate nel 2003 descrivono come immensa e ben conservata.
Il Prof. Arthur Posnansky, l'archeologo che studiò ininterrottamente Tiahuanaco per trent'anni fino al 1960, datò l'età della città con 12.000 anni di vita complessiva, basandosi su ritrovamenti e reperti risalenti al 13/14.000 a.C. orientativamente.
Una teoria sulla fine del regno coinvolge anche navigatori celtici, cercando così di spiegare la barba del monolito, qui giunti ed impostisi alle popolazioni indigene, ma non ci sono suffragi tangibili a sostegno di questa teoria.
La barba, infatti, e un ornamento totalmente inesistente nelle culture andine e più in generale americane, comprese le popolazioni indiane del nord, l'attuale Usa.
Altre teorie ancora più spinte, parlano di continenti scomparsi e di culture prediluviane, vagamente collegabili ora alla città sommersa scoperta nel Titicaca, ma niente di scientificamente attendibile.
Finora nessuno è riuscito a strappare il segreto che si nasconde dietro queste pietre e dietro la maschera piangente, scolpita sulla Porta del Sole; l'assenza assoluta di scritti o immagini storiografiche rinvenute impedisce la verifica di ogni ipotesi plausibilmente logica che possa essere avanzata.
Certamente la costruzione della parte conosciuta della città secondo precisissime linee astrologiche, il perfetto posizionamento della Porta del Sole sull'asse del solstizio d'estate e d'inverno, ma anche il dislocamento preciso delle meno note Porta della Luna a della Porta delle Stelle con assi sui pianeti, inducono a classificare questa civiltà ben avanti nelle conoscenza scientifiche.
Da non trascurare poi l'evoluta conoscenza della chirurgia, di cui molti ritrovamenti testimoniano l'avanzato livello di esecuzione di trapanazioni craniche e ricostruzioni di calotte (per casi di epilessia, traumi, emorragie), nonché la capacità di modellare il cranio per fargli assumere nel tempo una forma allungata verso il dietro, simbolo di appartenenza a casta sacerdotale o comunque superiore.
Purtroppo Tiahuanaco è fuori dalla rotte classiche turistiche, complice anche l'altitudine di quasi 3.900 metri che non permette a tutti un agile soggiorno ma, principalmente, perchè è la stessa Bolivia che rimane isolata dai tour operator che solo ora, consolidate le solite offerte peruviane e messicane, cercano novità appetibili al grande (ed ignorante...) pubblico.
Inoltre solo dal 2001 c'è una strada asfaltata che la collega a La Paz in circa due ore e fino al 2002 non c'era nemmeno un'adeguata struttura museale degna di questo nobile e antico sito.
Tiahuanaco è e rimarrà per molto tempo un mistero affascinante, con grande gioia del popolo Aymara che ancora oggi parla la lingua Quecha in barba alla colonizzazione spagnola e che accorre tutti gli anni qui per celebrare il sacro rito del Solstizio d'Inverno; loro non vorranno che la loro città sacra venga profanata, quindi occorrerà rispettare la loro volontà nello sviluppo della conoscenza di Tiahuanaco, così come ha fatto da sempre il governo boliviano che, accanto allo spagnolo, ha il Quecha come lingua ufficiale nazionale.
Un'altra affascinante situazione inesistente in ogni altra parte del mondo archeologico: una città sacra di millenni frequentata ancora oggi dal suo popolo vivente e fiero delle proprie origini!
Prof. Bill McNency,
Ordinario di Archeologia Andina all'Universtità di Boston - Usa, maggiore esperto al mondo della cultura Tiahuanacota e Incaica.