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L'universo è un
immenso giardino, ed i bambini sono i
suoi fiori colorati!
La strage delle innocenti: Cina,
neonate uccise per la colpa di non essere maschi.
Affogate nelle risaie. Abbandonate
sui binari. Bastonate e torturate. Crudeltà medievali. Scatenate da un piano demografico allucinante.
Al primo sguardo potrebbe sembrare una bambola di celluloide. Invece è il corpicino, senza vita, di una
neonata cinese, abbandonata in strada. All'orrore si aggiunge l'orrore dell'indifferenza della gente. Per tre ore,
come dimostrano le foto, quel corpicino inerme è stato sotto gli occhi dei passanti, numerosi in un'ora
di punta. Per giunta di fronte ad un ufficio pubblico e malgrado le autorità fossero state avvertite telefonicamente
quasi subito. Si sa che le foto sono state scattate in una cittadina dello Henan, non rivelata per non far individuare
il fotografo che rischia la galera. In questa provincia cinese, come in molte altre, trovare corpicini di neonate
gettate in strada non è una novità, anzi la strage delle innocenti è in continuo aumento.

Come testimonia Ming Li, levatrice di 65 anni: "Giorni fa, sono andata ad aiutare una donna che aveva appena partorito il primo figlio, qui in un villaggio dello Henan: una femmina. La neonata non respirava bene. Ho tentato di rianimarla, finché non le è uscito un grido" Era soddisfatta. Poi ha alzato lo sguardo verso la nonna della bimba: era furente. "Perché non l'hai lasciata morire?", mi ha chiesto. "Non respirava, ora, per colpa tua, è viva!". E continuava a inveire contro di me. "Siamo tutte donne", le ho risposto. "La bambina ha lo stesso diritto di vivere che abbiamo noi". Allora ho preso la neonata, e l'ho portata alla madre, era una donna istruita. Quando ha visto che era una bambina, l'ha allontanata: "Cosa mi succederà? Che cosa ho fatto di male per partorire una femmina?". "A quel punto", continua il racconto dell'anziana levatrice, "ho cominciato a ripensare alla mia infanzia. Il primo ricordo è quello di mia madre, seduta, che mi guarda e piange: "Perché dobbiamo preoccuparci per te, Ming Li? Presto, tanto , diventerai proprietà di un'altra famiglia…". Questa di Ming Li è una delle tante storie che sembrano appartenere al Medioevo, ma sono invece retaggio attuale della Cina del Terzo millennio. Affogate pochi minuti dopo aver visto la luce. Oppure avvolte in una coperta e lasciare sui binari del treno. Spesso, troppo spesso, questo è ancora oggi il destino delle bambine in Cina. Ma la disaffezione contro di loro, colpevoli soltanto di non essere nate maschi, inizia ancor prima della nascita. Tanto che da qualche settimana, in alcune province della Cina orientale, è severamente vietato effettuare ecografie per conoscere in anticipo il sesso del neonato. Il provvedimento, sconcertante persino per gli standard cinesi, è diventato legge nello Stato dell'Hanui, nell'Hubei e nello Henan, tre tra le più popolose province cinesi dove da tempo, secondo le autorità locali, si assisteva a una notevolissima riduzione delle nascite di figlie femmine. Chen Dio Ban, prefetto dell'Hanui ha giustificato il provvedimento sostenendo che "grazie all'esame ecografico le coppie in attesa di bambini, una volta conosciuto il sesso del nascituro, decidevano nel 70 per cento dei casi per un aborto, se si trattava di una bambina. La Cina aveva annunciato ufficialmente, proprio nei giorni scorsi, che il molto discusso controllo demografico, in vigore a partire dagli anni Ottanta con la condizione di un figlio unico nelle zone urbane, continuerà ad essere applicato "almeno per i prossimi dieci anni". Nel 1988, il rapporto tra maschi e femmine in Cina era di 108 a 100, nel 1990 era salito a 111,3 a 100. "Ma nell'Hanui", sostiene il prefetto, "le ultime statistiche disponibili, quelle del 1996, indicavano in ben 131 i maschi nati per ogni cento femmine". Il piano demografico impone il figlio unico nelle città, ma nelle zone rurali i figli possono essere due se il primo è femmina o portatore di handicap. Nelle zone di frontiera il tetto è alzato a tre figli, cinque nella regione musulmana del Xinjiang, mentre non ci sono limiti per il Tibet. Nella regione del Gansu, poi, è ancora in vigore una legge sulla castrazione di portatori di handicap. L'ultimo caso è quello che coinvolge tre funzionarie della Commissione per il Controllo Demografico, arrestate di recente, che lo scorso 7 settembre hanno torturato e affogato una bimba nata in violazione del piano demografico. La bambina era la quarta figlia di Huang Qiusheng, un contadino molto povero di Caidian, un villaggio vicino a Wuhan, nella regione dello Hubei, una delle tre in cui è entrato in vigore la legge nati-ecografia. La madre era ritardata mentale e la coppia aveva già due femmine e un maschio. Quando la donna si trovava all'ottavo mese di gravidanza, i responsabili del piano demografico le hanno iniettato una soluzione salina per procurarle l'aborto. Ma il 15 agosto scorso la bambina è nata viva e sorprendentemente sana. Le tre funzionarie hanno allora imposto al padre di ucciderla, ma l'uomo non ce l'ha fatta, e l'ha abbandonata in una toilette pubblica, dove Liu Juyu, una dottoressa in pensione, l'ha ritrovata quasi interamente sommersa degli escrementi. Liu l'ha portata in un ambulatorio, l'ha lavata, le ha tagliato il cordone ombelicale e l'ha vaccinata. Ma mentre era seduta davanti alla porta con la bimba in braccio, sono arrivate le tre funzionarie ora accusate di infanticidio, che gliel'hanno strappata, gettata a terra, presa a calci e infine portata via per affogarla subito dopo in una vicina risaia, come hanno confermato diversi testimoni oculari che hanno assistito, impotenti e terrorizzati, all'intera scena. Gli abusi di funzionari locali sulle famiglie, in particolare le donne, perché rispettino il piano demografico non sono rari, ma in nessun caso conosciuto si era giunti a questi livelli di crudeltà. A Pechino si incontrano a volte mendicanti costrette a lasciare la campagna perché la loro casa è stata abbattuta quale punizione per la nascita del quarto figlio. Ci sono notizie, non ufficiali, di aborti imposti anche in avanzato stato di gravidanza. Il governo non approva, ma insiste che il controllo demografico è indispensabile.
ARTICOLO RIPORTATO INTEGRALMENTE DA PUBBLICAZIONE SU "L'ESPRESSO".